L’impatto dell’emergenza Covid e della chiusura delle scuole

Cristina Freguja, direttrice Istat delle statistiche sociali e del welfare, spiega il fenomeno con la solidità di un’analisi scientifica e sociale accurata. «Al contrario di quello che era accaduto dopo la crisi del 2008, che colpì soprattutto l’industria, settore che impiega prevalentemente uomini, questa volta l’impatto maggiore si avverte in comparti con occupazione a grande maggioranza femminile. Un solo esempio: nel terzo trimestre del 2020, il settore dei servizi alle famiglie — dove le donne sono l’86,8 per cento del totale — conta 65 mila occupate in meno, rispetto a un anno prima, e 15 mila uomini in più». Non solo. Vi è stato un effetto tenaglia che ha trasformato le donne nelle vere vittime dell’emergenza sociale ed economica scatenata dalla pandemia. Hanno pagato, insieme ai giovani, un prezzo elevato e ingiusto sul versante della disoccupazione. Il blocco dei licenziamenti ha tutelato, almeno fino ad oggi e non del tutto, i contratti a tempo indeterminato ma ha scaricato le tensioni aziendali su quelli più precari, dove la quota femminile è maggiore. La chiusura delle scuole ha penalizzato le madri, specialmente quelle in famiglie meno abbienti nelle quali la didattica a distanza è più problematica. Lo smart working, il lavoro a distanza, è stato spesso una soluzione positiva, ma certamente meno nell’ottica di una occupazione femminile con i figli forzatamente a casa per la chiusura delle scuole.

Fonti: Corriere della sera